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Respiro ergo sum: perché respirare bene cambia la qualità della vita

Donna che respira profondamente all'aperto — consapevolezza del respiro e qualità della vita

Quando a scuola studiavo filosofia, la celebre frase di Cartesio — cogito ergo sum, penso dunque sono — mi trovava d’accordo solo parzialmente. Ogni tanto mi chiedevo: cosa fa esistere davvero l’uomo? Cosa lo rende consapevole della propria esistenza?

Oggi, con più anni e più corpo alle spalle, risponderei in modo diverso: respiro ergo sum. Respiro, quindi sono. Respiro, quindi esisto.

Il respiro che ignoriamo

Perdere la capacità di incamerare ossigeno è la condizione che più velocemente porta un essere umano alla morte. Eppure, paradossalmente, il respiro è la funzione vitale a cui prestiamo meno attenzione.

Il corpo dispone di due sistemi respiratori: uno automatico — che si attiva nel sonno, in stati di incoscienza, ogni volta che non siamo presenti a noi stessi — e uno volontario, sempre disponibile, capace di nutrire ogni cellula del corpo dalla testa ai piedi.

Il problema è che il secondo lo usiamo pochissimo.

Siamo diventati sedentari. Lavoriamo seduti, ci spostiamo seduti, ci rilassiamo seduti. I nostri movimenti sono limitati e ripetitivi, e non richiedono respiri ampi. Quando siamo concentrati su qualcosa che ci preoccupa, spesso smettiamo di respirare del tutto — o quasi.

Il risultato? Viviamo gran parte della giornata al livello minimo di ossigenazione necessario alla sopravvivenza. Non alla vita piena.

Il paradosso del fumatore

C’è un’osservazione che trovo illuminante, e che racconto spesso anche nel mio lavoro con le persone.

Chi ricerca attivamente un respiro più lungo e profondo durante la giornata, in modo quasi sistematico, sono i fumatori. Il tiro di sigaretta corrisponde a un’inspirazione più lunga di quella automatica — una pausa reale, una boccata d’aria (avvelenata, ma d’aria).

La richiesta di fondo è sana e giusta: il corpo in quel momento ha bisogno di fermarsi e respirare di più. Il segnale è corretto. Solo il mezzo è sbagliato.

Basterebbe accorgersi di quel momento — la stanchezza, la tensione, il bisogno di una pausa — e rispondere con quello che il corpo chiede davvero: un respiro più ampio. Qualche secondo di presenza.

Nessuno ci ha insegnato a respirare

Probabilmente non lo facciamo perché nessuno ci ha mai detto che valesse la pena farlo. Nessuno ci ha spiegato che respirare consapevolmente — non in meditazione, non in palestra, ma mentre camminiamo, mentre ascoltiamo qualcuno, mentre prepariamo il pranzo — può fare la differenza nella qualità della vita.

Tutto ciò che riceviamo gratuitamente, spesso, non viene considerato per il valore che ha davvero.

L’ossigeno è il bene più prezioso che abbiamo. Possiamo vivere senza diamanti. Non possiamo vivere senza aria.

Una challenge per te

Porta attenzione al tuo respiro. Non serve fermarti, non serve meditare. Basta essere curioso.

  • Fin dove si aprono le tue costole quando inspiri?
  • Senti blocchi, rigidità, fatica ad espanderti?
  • Cosa cambia nella testa e nel corpo dopo tre respiri profondi?
  • Quanto tempo passa prima che ti dimentichi di farlo?

Non si tratta di aggiungere un’altra cosa alla lista. Si tratta di riscoprire qualcosa che hai già — e che forse stai usando appena.


Roberta Lucia Massei è praticante del Metodo Grinberg® a Milano. Lavora con le persone per aiutarle a riconoscere e interrompere le abitudini fisiche e mentali che limitano la loro qualità di vita.

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